Archivi categoria: Pesare Ecologico

L’architettura e l’arte che stanno attenti agli sprechi che propongono un modo di pensare più Green !

La favola della casa …che non è una casa !

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Villa ARRA.

Tutto sembra iniziare come una favola: tra le dolci colline della città belga di Liegi la famiglia di Aline e Règis, con i loro due bambini a seguito, si imbatte in un appezzamento di terra in cima ad una collina; un posto incantevole poco distante dalla città che suscita in loro una sensazione di calma e tranquillità…una posto dove si sentono a casa. Appunto casa…ma qui la casa non c’è ! Serve un’intervento. Ecco che arriva Nicolas Firket, grande architetto, che con i suoi aiutanti fidati si assume il nobile incarico di creare una casa per la giovane famiglia. Ma non una casa come tutte le altre, una casa diversa. L’architetto aveva un’idea del tutto fuori dagli schemi che non aveva nulla a che fare con la solita idea di casa che abbiamo tutti quanti: con il tetto di tegole rosse, il caminetto e la muratura bianca. No, assolutamente. Nicolas voleva riprende gli antichi elementi fondamentali, quelli che contavano veramente, e da qui creare uno spazio con carattere, che avesse un tocco di realtà anche se esprime tutt’altro e che è in grado di scacciar via l’effetto alienante che il consumismo ha su di noi, e che ha distrutto la gioiosità dei cittadini di Liegi.  Ma come è fatta questa casa che casa non è? Beh iniziamo con il dire che una volta giunti su questo grande spazio verde il nostro sguardo viene invitato a spostarsi lontano verso l’orizzonte rimanendo incantato…così incantato che la mente ci mette un pò a rielaborare  che quella superficie non è altro che il tetto della casa. Si crea una nuova prospettiva, un qualcosa di nuovo e meno ovvio, come ama dire l’architetto ” è un qualcosa di più grafico”. Inoltre, è una casa del tutto personale. Perchè? perchè chi la abita ne conosce tutti i segreti e tutti i misteri, come: l’ingresso a scomparsa, ossia questa porta di ingresso a cui ci si può collegare tramite delle scale che s trovano in superficie che dà l’impressione che la gente, che scende queste scale, sparisca sotto la superficie. Ci sono ben 75 metri di armadi che che custodiscono, come un tesoro, tutti gli oggetti della famiglia, ma il dettaglio più spettacolare è il corridoio del pianterreno che funge da stanza aperta sul cielo dal quale si può godere di una vista mozzafiato sulla natura dove, con un pò di fortuna, si può ammirare anche qualche cervo. Insomma, una casa che mette in moto le cose, che è nuova e non si ripete mai. Un abitazione che, nonostante sia circondata da una città che scivola verso il declino, perchè ha visto chiudere tutte le sue fabbriche di acciaio che facevano forza alla sua economia, sembra un’isola carica di ottimismo.

 

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Modular pop – up office. La versione contemporanea dell’ufficio

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Per il Toronto Interior Design Show 2013 è nato, dal genio dello studio canadese di Dubbledam Architecture + Design, il Modular pop – up office. Le parole d’ordine di questo progetto sono: Riciclo. Moduli. Facilità di montaggio e costruzione.  L’idea di questa nuova idea di ufficio è quella di esplorare nuovi modi di vedere l’ufficio, dei modi molto diversi dalla tradizione.

Questa ” innovazione” parte dall’idea dei moduli: grazie a questi è possibili spostare e comporre a, proprio gradimento, lo spazio dell’ufficio in modo sempre diverso. I moduli sono realizzati con assi e pannelli fatti di pellet riciclato che con le loro forme fluide fondono insieme pavimento, parete e soffitto. Il dettaglio che colpisce immediatamente è la particolarità dell’arredo che sembra uscire, con naturalezza, dalle stesse assi di legno. Anche questi possono essere assemblati a seconda del gusto del proprietario, creando così infinite possibilità. Un altro passo importante di questo progetto è stato l’utilizzo di materiali totalmente riciclati che, con i tempi che corrono,  sono la soluzione più adatta da adottare per la creazione di nuovi ambienti pubblici e privati. L’altro punto è la facile trasportabilità e composizione. Un dettaglio importate perchè trasforma queste strutture in uffici anche ad uso momentaneo, ad esempio da utilizzare sulla zona di un cantiere o come struttura per una fiera. Il risultato è sorprendente e contemporaneo alla nuova idea di ufficio che passa dal banale al estremamente creativo e personalizzato.

 

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La nuova biblioteca di Aberdeen

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Lo scorso settembre è stata inaugurata, in Scozia, la nuova biblioteca Sir Duncan Rice Library, sede della nuova biblioteca universitaria della città di  Aberdeen. Il progetto è stato sviluppato da gruppo Schmidt Hammer Lassen Architects. L’idea di costruire una nuova struttura è partita dalla demolizione dell’antica biblioteca dedicata alla Regina Madre , lo scorso aprile, poichè la struttura ornai era alquanto inadatta. La nuova biblioteca sorge sullo stesso spazio della precedente, costruita nel 1965, e si sviluppa: su un’area di 15.500 metri quadrati e serve una comunità di circa 14 mila studenti, ospitando 1200 posti per la lettura, archivi, collezioni storiche ed una sala lettura per libri rari. I materiali utilizzati sono: un basamento costituito con pietra locale mentre l’esterno è costituito da una forma a parallelepipedo ricoperta di vetro e bucature ad andamento sfalsato.   La luce penetra, oltre che dalle strette ma continue fessure poligonali in facciata, anche da un lucernario sul tetto. La particolarità, che rende questa struttura quasi unica nel suo genere è la Sostenibilità eccellente del suo complesso, con lo scopo di minimizzare lo spreco e le spese sull’energia: le facciate sono costituite da da pannelli isolanti e vetri ad alte prestazioni i quali consentono l’ingresso abbondante della luce, limitando così il consumo di quella artificiale e riducendo al contempo le dispersioni di calore. I sistemi di ventilazione sono studiati per ottimizzare il fabbisogno energetico, così come i pannelli fotovoltaici posti sulla copertura, un sistema per raccogliere l’acqua piovane e ,inoltre, prima della demolizione della vecchia biblioteca,sono state riciclate e recuperate decine di tonnellate di materiali. Ma al di là delle avanzate tecnologie e della struttura in se per se la nuova biblioteca, costituisce un ulteriore elemento di relazione tra l’Università e la città intera, diventando una nuova piazza pubblica.

L'esterno e il parco circostante

L’esterno e il parco circostante

L'interno

L’interno

La ( nuova ) stazione di Losanna: L’opera contestata

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Tra il 2006 e il 2008 è stata costruita a Losanna, Svizzera,  una struttura pubblica all’insegna del “Green”. ( anche se probabilmente solo per funzione estetica). Alla stazione  di Losanna è stato aggiunto un nuovo elemento costruito dal gruppo Bernard Tschumi Architects, l’elemento in questione funge da: elemento di transito dai binari all’esterno, ticketteria e collegamento per gli ascensore. La particolarità di questo edifico è che l’estero è composto da: due ampie vetrate laterali e il tetto completamente ricoperto da edera e varie piante che addolciscono la struttura iniziata con i primi binari nel 1990. La struttura “Nuova” è stata contestata da alcuni perchè ritenuta poco funzionale e fuori contesto, mentre altri la trovano accogliente e ben costruita, inoltre che manda un messaggio molto forte che è quello del pensare ecologico Specialmente nell’architettura pubblica e non sono quella privata e dei più benestanti. Chi avrà la meglio ?los

Un campionato (Molto) Green

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Per un mese, nell’assolata Madrid, si sono svolte le “Olimpiadi” della Bioarchitettura. L’idea è quella di creare, per un periodo momentaneo, un quartiere del futuro e ,anche, quello di mostrare i progressi dell’architettura e della progettistica per quanto riguarda le costruzioni  eco-sostenibili. Villa Solar è un villaggio tecnologico e off grid ( energicamente autosufficiente ) in cui si è tenuta la competizione: Solar Decathlon Europe 2012, che ha visto protagonisti 19 prototipi abitativi progettati da campus universitari di  11 Paesi, europei e oltreoceano. Per due settimane i progetti si sono sfidati in 10 prove ( proprio come nel Decathlon ) che hanno spaziato dal contenimento dei consumi energetici alla sostenibilità dei metodi costruttivi, all’impiego di materiali riciclabili e sostenibili . A vincere è stato il progetto francese ” Canopea” studiato per essere impilato come un torre dove svetta, alla cima, un panoramico giardino in grado di raccogliere energia solare sufficiente per la casa stessa. Gli italiani non sono stati da meno, guadagnandosi il 3° posto con il progetto “Med In Italy” basato sul modello tipico della casa mediterranea. La manifestazione ha riscosso un notevole successo superando i 220.000 visitatori, segno che La Bioarchitettura non è solo un sogno lontano

Progetto Francese Vincitore

Progetto Francese Vincitore

House of Sweden

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Nel 2006 è stata inaugurata la nuova sede dell’ambasciata svedese in america. La struttura è un esempio di architettura contemporanea svedese, specialmente nel fatto che rimane sempre attenta ai problemi sulla sostenibilità ambientale.
Ideata dagli architetti Gert Wingårdh’s e Tomas Hansen’s, la struttura appare sobria ma elegante con la giusta alternanza di pieni e vuoti. Tra i materiali usati vi sono i legni provenienti dalla stessa Svezia e questi sono per la maggior parte rinnovabili o riciclabili. Inoltre, si tratta di un edificio termoregolabile e ciò garantisce una temperatura ottimale tutto l’anno e, la particolarità, è il “tetto verde” un particolare capace di utilizzare l’acqua piovana che contribuisce alla diminuzione della temperatura, interna della strutta. Questo, come altri, è un esempio importante di come sia possibile costruire in modo intelligente.

Regola delle tre “E”: economia, ecologia e etica.

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Basandosi su elementi del tutto naturali e provenienti dal luogo il team dei Farrow Partnership Architects ha progettato queste “case sospese” ispirandosi interamente su alcuni frutti ammirati sugli alberi della Bruce Peninsula Forest, sulle sponde del Lago Huron in Canada. Sono case studiate nei minimi dettagli: per funzionalità, ecologia e anche per il orientamento nella foresta in modo da “sfruttare” l’illuminazione naturale. Queste costruzioni dimostrano che è possibile vivere e vivere bene in un ambiente naturale senza la necessità di aggredirlo o, peggio ancora, distruggerlo…e poi: chi non ha sempre desiderato una casa sull’albero? 😀